
Uscito nel Maggio 2009 per la Jazz Factory, questo Cd del duo sax e piano Di Battista/Ianieri è integralmente dedicato alle composizioni di Wayne Shorter, ed è un modo assai intelligente di intervenire indirettamente nel dibattito sul “repertorio” del jazz. La semplice nitidezza della formazione aiuta l’ascoltatore a percepire le qualità strutturali dei brani del sassofonista cui Miles Davis affidò negli anni Sessanta le responsabilità compositive per il suo gruppo dell’epoca e che da allora a oggi è all’avanguardia della composizione jazzistica. Il suono è assai curato e molto attraente sia per il tocco pianistico sia per la voce del sassofono; i due musicisti sono evidentemente molto affiatati e si scambiano i ruoli in scioltezza. “Interpretare” Shorter, specie per il sassofonista, non è facile per la presenza incombente, nella memoria uditiva di tutti gli ascoltatori, dell’ancora attivissimo originale; è impossibile qua e là, specie nella esecuzione dei temi, non riconoscerne gli echi, che naturalmente si ascoltano sempre con piacere. Ci sono alcuni limiti produttivi (ad esempio io trovo poco indovinata la conclusione in sfumando del primo brano, e l’allusione in copertina alla “caccia alle streghe” dell’anticomunista McCarthy non è contestualizzata da nessuna altra informazione, e quindi sfugge ai meno informati che sono la maggioranza) ma il disco riesce quasi sempre a camminare sulla difficile linea di equilibrio tra rispetto delle composizioni originali e interpretazione personale. Traccia preferita, “Infant Eyes” non solo per la bellezza del celebre tema ma per la capacità dell’interpretazione di spaziare tra atmosfere classico-europee (l’introduzione) e sperimentali (il solo di sax) senza mai perdere di vista l’originale.
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